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If we didn't want to stand out we'd probably be drummers...
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HardWire SC-2 Valve distortion 9 Feb 2010, 1:55 am

Così vedo girare nel mio negozio di fiducia un Carl Martin “Heavy Drive” usato; impacchetto la Tele e mi fiondo a provarlo: dinamica ottima ma c’è un problema, alzando il gain la distorsione aumenta pochissimo… “Peccato non è quello che mi serve, io avrei bisogno di un pedale possibilmente versatile ma soprattutto in grado di raggiungere una belle pastosa saturazione”. “Non scollegare la chitarra, torno subito”. Ed ecco che mi vedo presentare davanti questo oggetto metallico che sembra un boss troppo cresciuto.
Come già sapevo il pedale sfoggia una bella scritta HARDWIRE e solo sul retro appare in piccolo il logo Digitech (insieme al “made in china” ma vabbè), idea commerciale che mi ricorda tanto l’accoppiata Behringer-Bugera (compreso il fatto di avere due siti web totalmente distinti).
Il pedale sarà largo e lungo circa un centimetro in più di un boss, chassis in metallo, led blu grande e moooolto visibile, quattro “classici” potenziometri senza nomi esuberanti (Level, Low, High, Gain) ed uno switch in grado di passare da Crunch a Saturated.
Il pedale è true bypass.
La confezione contiene (oltre ad istruzioni e garanzia):
- Velcro adesivo sagomato: da applicare dopo aver rimosso la superficie gommata del dorso
- Adesivo fosforescente: per i live oscuri (che unito al led sparafleshante mi fa ipotizzare che ci tengano proprio alla visibilità!)
- Cappuccio di gomma per i pot: sinceramente non ne vedo molto l’utilità anche perché i potenziometri non girano lisci tipo boss, ma si sentono come delle tacchette (tipo cassaforte!), quindi non sono così facili da spostare inavvertitamente.
La prima cosa che mi ha colpito è che già in flat si aveva una bella distorsione su entrambi i canali (crunch e saturated) con discreti rumori di fondo (e su una Tele è ottima cosa)una dinamica piuttosto fedele (non si ha la purezza da abbassare il volume della chitarra ed avere un pulito ma comunque ricalca bene le sfumature che è il plettro a dare) .
Appena lo attacco all’ampli da casa (Peavy Blazer da 15W transistor), considerando che il canale clean è davvero e anche troppo nitido, mi aspetto di vedere le zanzare uscire dal cono, ed infatti un po’ accade ma basta regolare low e high rispettivamente a ore 2 e 10 (“cinesino triste preset”) per ammazzare le zanzare e ottenere un buon distorto caldo e potente (in modalità “saturated”).
Veniamo ora alla differenza tra i due canali: a parte i minor carico di distorsione il canale cruch è piuttosto asciutto, si muove da un pulito leggermente sporco (che si rivela utile per i miei studi “old style” tipo swing e rockabilly) ad un crunch, secco, ruvido e plasticoso che non mi fa impazzire. Il canale saturated, come riassunto bene dal nome, passa invece da un caldo overdrive leggermente inscatolato ad una distorsione pastosa e ricca di armonici a costo di una definizione dell’attacco non nitidissima. Poiché il range di saturazione non arriva al livello “assolo pazzo” do il via al boost-test: in questo caso posso dire che si fa boostare alla grande sia dal RATtone nero che da compressore (CS-3).
Insomma per 90 euro mi sono portato a casa una bella macchina da distorsioni e le differenze dal multieffetto (dello stesso produttore) si sentono: sono consapevole di non essere passato da un multi+transistor ad un valvolare, ma mi ritengo soddisfatto.
Sicuramente si potrebbero tirare fuori più di un suono utile da questo pedalino ma ovviamente è la mia mentalità ancora legata alle patch di memoria del multieffetto a suggeriremelo… questo è un altro mondo!
Le demo sono fatte dagli stessi signori che provano il TL-2 nell’articolo di Burats, per poter percepire la differenza tra i due pedali.
Vintageanschaung 8 Feb 2010, 10:37 am

I temi sono sempre gli stessi. E' vero che le Fender "pre-CBS", le Gibson e le Gretsch del 1958-60, le Martin pre-War suonano tanto meglio da giustificare i prezzi esorbitanti a cui cambiano di mano? Non è che le chitarre fatte, prodotte con macchine a controllo numerico, legni a stagionatura artificiale costante, pickup avvolti con precisione certosina suonano meglio di quel vecchiume? O ancora, è vero che solo gli strumenti di grandi liutai riescono a restituire "il suono magico degli anni d'oro", anche meglio delle chitarre d'epoca, perché ne riproducono il suono originale? Visto che le fazioni continuano a ringhiare appena si incontrano, l'unica ipotesi per uscire dall'impasse è riprovare ad affrontare il tema partendo da zero, in modo filosoficamente corretto.

Ipotizziamo che si possa misurare quanto una chitarra "suona bene". Incasellandone la qualità sonora in una graduatoria generale di "suonare bene" otterremmo una classifica e avremmo chiuso il discorso. In realtà se chiediamo a dieci persone di definire "suonare bene", avremo dieci risposte diverse e probabilmente contraddittorie. Ma c'è un'altro aspetto che smonta l'ipotesi: senza un musicista la chitarra non suona né bene né male, non suona proprio, perché - come dice il suon nome - è uno strumento che il musicista utilizza per generare sonorità che il suo corpo umano non è in grado di produrre. E' un po' un sofisma, ma ai fini della riflessione è interessante.
Ecco dunque che quel concetto di "suonare bene" si deve spostare, necessariamente, dallo strumento (oggetto inerte) a un soggetto più attivo, il musicista che - lui sì! -"suona bene" se produce suoni capaci di generare emozioni in un numero sufficientemente vasto di persone (per inciso: per la definizione di "suona bene" che precede ho mescolato Platone e Popper filtrati dalla Critica del Giudizio di Kant, è un po' casereccia, ma funziona, chiedo comunque scusa ai colleghi filosofi online).

Torniamo alla chitarra con una prova. Sono un chitarrista mediocre, grazie ad anni di simbiosi con le corde ho un discreto groove nella pennata, ma se usassi (per dire una chitarra celebre) la mitica Les Paul "Pearly Gates" di Blly Gibbons non susciterei altre emozioni che la noia. Invece con una Squier Telecaster (per dire una chitarrina economica) da 200 euro saprei produrre qualche suono decente. Questo vuole dire che Pearly Gates "suona male" e la Squier "suona bene"? Ovviamente no.
Facciamo una prova più complessa. Suono la Squier, poi la mia Telecaster del 1957 e infine la mia Stratocaster siena sunburst tre viti e bullet del 1980 (considerata tra le peggiori annate nella storia). La maggior parte dei miei ascoltatori sente uscire un suono decente dalla Squier, un suono stupido dalla Telecaster e uno molto gradevole dalla Stratocaster 1980. Vuole dire che la Fender tre viti e MicroTilt e la Squier suonano meglio della Tele del 1957? Di nuovo: ovviamente no. Ma allora dove sta il trucco?
Per rispondere cambiamo una variabile con l'aiuto di Ariberto Osio (accordiano DOC e splendido picker), a cui chiedo di suonare le stesse chitarre. Sorpresa! Dalla Telecaster 1957 esce un suono strepitoso, dalla Stratocaster 1980 un suono acido e sgradevole, dalla Squier un suono banale. In qualche modo dunque è stato il musicista a far "suonare bene" o "suonare male" la chitarra.
Qualcuno avrà già capito che stiamo arrivando a mettere sul tavolo alcuni postulati:
- una chitarra non suona "bene" o "male", una chitarra da sola non suona proprio
- a suonare è invece il musicista, il quale più viene emozionato e ispirato da un strumento, più "suona bene"
- lo strumento può emozionare (1) per il suo prestigio, (2) per la suonabilità, (3) per le sonorità che può produrre se ben sollecitata. Quanto più sa toccare l'immaginario di un chitarrista (e questo spiega un altro tema molto dibattuto, quello del diluvio di "signature") in questi tre aspetti, tanto più il chitarrista "suona bene"
- quanto più grande è il numero dei musicisti che una chitarra riesce a emozionare e ispirare, quindi di "fare suonare bene" (occhio a quel "fare" che poi ci serve), tanto più acquista pregio.
Mi rendo conto che il costrutto logico smonta alcuni luoghi comuni del nostro mondo, primo fra tutti quello della chitarra che "suona bene" (che se poi è una chitarra metallona tipo Ibanez o Dean si dice che "suona da paura"). Sono pronto a fare la fine di Giordano Bruno, ma affermo che chi "suona da paura" n realtà è il chitarrista, quando si verifica quel magico incontro con uno strumento capace di ispirarlo, aiutarlo a portare fuori la sua anima artistica, insomma a farlo "suonare bene" (ho detto "aiutarlo", consapevole che quanto più un chitarrista è grande, tanto meno ha bisogno di aiuto, Stevie Ray Vaughan avrebbe suonato bene anche con pettine e carta velina).

Ci sono infiniti casi che possono avvalorare la riflessione. Li cito a posteriori per rigore metodologico, ma sono significativi. Il più eclatante è quello delle Telecaster Thinline anni '70, quelle con i pickup humbcking disegnati da Seth Lover migrato a Fullerton. Fino alla fine degli anni '80 erano chitarre che "suonavano malissimo", si diceva "fredde e ghiacciate". Poi saltò fuori Johnny Lang che rese celebre la sua Thinline e nel giro di pochi anni il pickup Fender di Seth Lover divenne un oggetto di culto, adorato per il suono "potente e cristallino" ("crispy clear, yet powerful") e la Thinline tipo 2 vide le sue quotazioni moltiplicate per cinque o sei, tanto che Fender la inserì tra le sue repliche e oggi la si vede appesa al collo di tanti nuovi chitarristi emergenti. David Lindley rese celebri le Teisco Del Rey (strumenti considerati pessimi, ma da cui il folletto californiano sa trarre sonorità deliziose), George Thorogood mandò alle stelle i prezzi delle Gibson 125, prima nessuno se le filava, oggi tanti artisti sostengono che le 125 "suonano benissimo". Ci sono esempi ancora più illustri: quando Michael Bloomfield passò dalla Les Paul con P-90 alla sunburst, tutti dicevano degli humbucker: "suonano male", oggi a trovarli costano almeno 5.000 dollari l'uno. Se Paul McCartney non avesse usato l'Hofner 500/1 oggi non diremmo "suona male" per la semplice ragione che non ne parleremmo affatto (e invece chiunque ne abbia uno in casa afferma che "suona da paura"). E che dire di Eric Clapton che lasciò Gibson per delle vecchie Fender vendute quasi a peso? Tutti dicevano che i single coil "suonano male", mi ricordate cosa si dice adesso delle Stratocaster del 1956?

Proposta: cogliamo l'occasione? E' già passato 1/100 del nuovo millennio, possiamo cominciare a parlare di strumenti musicali da musicisti consapevoli del 2000 anziché con la pancia al posto della testa come si faceva nell'altro millennio?
Armoniche che escono dai pick-ups 8 Feb 2010, 9:45 am
Quest’analisi è stata eseguita su una simil-strato con installati tre pick-up EMG attivi, di cui due singoli al manico e centrale e uno di tipo doppio al ponte. La chitarra è molto silenziosa e quindi adatta alla registrazione in studio essendo quasi immune perfino alle radiazioni del monitor del PC a tubo catodico. Per contro a differenza di chitarre con pick-up passivi non dispone nel suono di una propria personalità.
Come vibra una corda:
La corda, quando pizzicata vibra producendo delle frequenze con dei nodi e dei ventri. I nodi sono i punti in cui la corda è ferma e quindi non vi è vibrazione, mentre i ventri sono i punti in cui la stessa compie la maggiore oscillazione. Nella figura 17 sotto riportata, presa da “Il Manuale degli Effetti elettronici”, pubblicato nel 1982 dalla Casa Editrice Anthropos s.r.l. di Roma, è mostrato il caso più semplice di vibrazione di una corda e cioè quando si hanno due nodi e un ventre. Il nodo 'C' è il tasto premuto oppure il capotasto mentre il nodo 'B' è il ponte dello strumento, in mezzo si ha il ventre. Questa vibrazione riprodurrà la fondamentale che ad esempio nel caso di un Mi basso suonato a vuoto è pari a 82 hz circa.

Questo tipo di vibrazione della corda, inserita solo a scopo didattico, non è però rappresentativa del suono di una chitarra.
Nel testo integrale, riportato nel mio sito, ho inserito anche la formula per calcolare la frequenza di vibrazione di una corda da cui si può intuire che è inversamente proporzionale al diametro della corda e alla sua lunghezza, che è proporzionale alla radice quadrata della forza con cui è tesa e all'accelerazione di gravità e inversamente proporzionale alla radice quadrata di Pi Greco e della densità del materiale.
Un esempio più reale della vibrazione di una corda a vuoto di chitarra è rappresentato dalla figura 18, dove è pizzicata al centro della stessa e cioè al 12° tasto generando quindi tre nodi (capotasto, ponte e dito) e due ventri e producendo oltre alla fondamentale anche la sua seconda armonica come fossero due corde di metà lunghezza.

Nell'ultimo esempio della figura 19 dove la corda è percossa a un terzo della propria lunghezza e cioè al 19° tasto, si generano quattro nodi e tre ventri con la riproduzione oltre alla fondamentale, della seconda e della terza armonica.

In generale il numero dei ventri rappresenta anche l'armonica aggiunta alla fondamentale mentre il numero dei nodi sarà sempre uguale al numero dei ventri più uno.
Che cosa è rilevato dai pick-up:
Qui non si parlerà di come funziona un pick-up magnetico per chitarra, ma di come la sua posizione favorisca certe armoniche piuttosto che altre. Tutti sanno che il pick-up al manico di un’elettrica riproduca suoni più pieni e più grossi e quindi con maggiore presenza di basse frequenze rispetto al pick-up al ponte che è in grado di catturare frequenze ben più elevate e per questo dotato di un suono più acuto e tagliente. Infatti, il pick-up al manico ci catturerà maggiormente le vibrazioni di bassa frequenza che hanno un ventre posto sopra di esso, ma anche le frequenze più acute che avranno allo stesso modo un loro ventre proprio nello stesso punto, mentre al pick-up al ponte sarà più facile catturare molte delle alte armoniche che hanno un ventre proprio in quelle posizioni mentre lontano sarà il ventre delle basse armoniche causando un livello d'uscita inferiore.
Per dare un livello d’uscita al pick-up al ponte paragonabile agli altri spesso si ricorre all’utilizzo di un modello ben più potente. Nel caso di una chitarra del tipo in prova abbiamo, con corda a vuoto, un ventre della seconda armonica esattamente piazzato sopra il pick-up al manico, mentre per il pick-up centrale abbiamo il ventre di una terza/quarta armonica e per il doppio avvolgimento al ponte quello di una sesta/settima armonica. Non è stato considerato in questa prova l'effetto dovuto al tipo di plettro sia come materiale, sia come durezza, sia come inclinazione rispetto alla corda e nemmeno altri fattori tipo il diametro delle corde. Per fare questo test utile a chiarire che anche il suono pulito della chitarra può possedere tante armoniche e con una buona presenza in ampiezza è stato utilizzato uno strumento con pick-up attivi direttamente collegato alla scheda audio ed elaborato il risultato con un software analizzatore di spettro per PC. In seguito con i dati registrati ho creato queste tabelle.
Inizio della prova:
Nell'analisi armonica ho registrato per semplicità e comodità solo quattro note Mi che la tastiera a 21 tasti mi ha permesso e aventi frequenze di 82, 165, 330 e 660 hz. Sono state analizzate le prime undici armoniche catturate dalle cinque posizioni del commutatore della chitarra normalizzate a 0 dB nell'armonica più presente che spesso non era la fondamentale.
In quest’articolo ho però omesso la prova a 165 hz poiché falsata da una corda difettosa. Il punto di plettrata era lo stesso del pick-up scelto oppure la posizione intermedia quando ho usato la posizione intermedia dei pick-up.
La prima prova a 82 hz e cioè Mi basso a vuoto ha dato come risultato il grafico che ho riportato sotto dove abbiamo in blu il suono del pick-up al manico, in celeste quello al manico insieme al centrale, in verde quello centrale, in arancione la combinazione centrale più ponte e infine in rosso il pick-up al ponte.

Per quanto riguarda il pick-up al manico, per quello che è stato detto prima, abbiamo la seconda armonica che supera sia la fondamentale, sia la terza anche se di poco a decrescere fino alla 8° per poi avere un picco sulle ultime tre armoniche. Nel caso dell'accoppiata manico+centrale la più presente è la terza armonica anche se di poco rispetto a fondamentale e 2° dovuto come già detto alla posizione del pick-up centrale e al punto di plettrata mentre poco presenti sono le armoniche più alte e questo ci garantisce un suono più morbido e ovattato. Anche il pick-up centrale ha nella terza armonica il massimo d'ampiezza e risulta abbastanza simile al pick-up al manico pur con qualche frequenza media in più. L'abbinamento tra pick-up centrale e quello al ponte ci fa avere la terza armonica alla pari della 4° come massima ampiezza mentre minori, sono la fondamentale e 2° poiché i punti di ventre di quest'ultime sono maggiormente distanti, la composizione è simile al pick-up centrale con meno frequenze basse e un livello maggiore delle medie. Nell'ultima posizione con l'humbucker inserito abbiamo ancora 3° e 4° del massimo valore mentre sono più attenuate le basse frequenze e più presenti le alte.
Nel Mi cantino a vuoto di 330 hz il grafico non cambia molto facendosi notare sempre per la seconda armonica normalmente maggiore delle altre e per la bassa presenza d'armoniche alte nella posizione Manico+Centrale mentre nel pick-up al ponte esistono frequenze alte poco attenuate.

Il pick-up al manico possiede, come nella prova precedente, la maggior ampiezza nella seconda armonica e un buco compreso fra la 7° e la 8° armonica, mentre ancora una volta ritroviamo una buona ampiezza delle frequenze medie con una rapida decrescita di quelle più alte nell’abbinamento manico+centrale. Il pick-up centrale possiede al solito una maggior presenza delle armoniche comprese fra la 3° e la 9° rispetto al pick-up al manico, mentre l’accoppiata centrale+ponte fornisce buona presenza delle medio-basse fino alla 6° armonica per poi decrescere. Un andamento ancora più accentuato dal pick-up al ponte che fornisce anche una dose massiccia d’alte armoniche simile alla prova a 82 hz.
Nell'ultimo test effettuato al 12° tasto del Mi cantino con frequenza di 660 hz la situazione cambia radicalmente poiché una corda molto più corta e di solo acciaio non rivestito comporta meno sustain e meno armoniche. In questo caso è la fondamentale ad avere sempre il livello maggiore questo perché tutti i nodi e i ventri si sono spostati di metà scala (circa 324 mm).

Nel caso del pick-up al manico esso risulta come quello che ha meno seconda armonica poiché si trova sistemato in un nodo di questa ma con la maggiore presenza d'armoniche medie e alte.
Nell'abbinamento manico+centrale avviene un filtraggio delle armoniche centrali dovute all'interazione tra i due pick-up che porta a questo interessantissimo suono. Il pick-up centrale è più ricco di armoniche medio-basse e meno di quelle più alte nel confronto con quello al manico. L'accoppiata centrale+ponte è ancora più ricca d'armoniche medio-basse mentre sono filtrate quelle più alte dall'interazione tra i due pick-up. L'ultimo suono, quello dell'humbucker al ponte è uno dei più ricchi d'armoniche medie e più povero di quelle alte probabilmente dovuto al picco di risonanza che taglia queste armoniche o alle capacità dei due avvolgimenti che annullano queste frequenze. Di fatto un suono simile può essere molto adatto a far saturare nella maniera migliore il nostro amplificatore.
Ho effettuato questo test per dimostrare come cambia il rapporto tra la fondamentale e le varie armoniche che generano il timbro finale della nostra catena scegliendo una posizione di plettrata o del pick-up piuttosto di un'altra.
Naturalmente oltre a questi due importanti parametri ci sono tutti gli altri e cioè modello del pick-up e delle corde, materiale, spessore e inclinazione del plettro, controlli dell'impianto della chitarra, cavo a cui è collegata etc etc..
E' stata scelta questa chitarra con pick-up attivi per limitare il numero delle variabili come ad esempio l'impedenza d'ingresso dell'ampli e la capacità del cavo di connessione che qui sono ininfluenti. Sarà, però un mio prossimo impegno quello di fare un'analisi di microfoni passivi sia a singolo avvolgimento, sia di tipo humbucker scegliendo magari tra quelli più utilizzati per osservare le differenze che ci sono con questa prova.
ZZ TOP: lo stile di Billy Gibbons 8 Feb 2010, 7:01 am

Personaggi ed interpreti: una chitarra Paul Reed Smith Custom 22, corde Galli EG 1046 pro coated, plettro Dunlop Jazztone 207 ( in sostituzione del mitico “peso” messicano usato spesso da Gibbons), ampli Legend 50 Super Lead con altoparlante Celestion G12 Vintage 30, booster Bixonic Expandora ( “solo” uno invece dei “sei” usati dal “reverendo”), cavi Tabacco e capsula microfonica Shure R57 incorporata nella cassa Legend.
Marco Manusso
Eri piccola, piccola, così! 8 Feb 2010, 4:43 am

Nel 1933 nacque la sorella Maria Teresa e tre anni dopo il fratello Umberto, poi ottimo contrabbassista nelle band di Fred: in casa i soldi erano pochi e Fred abbandonò il Conservatorio per aiutare il padre a verniciar ringhiere. Tuttavia continuò a studiare, imparando anche la fisarmonica e il sax, coltivando il sogno di diventare il direttore di una orchestra da ballo.
Verso la fine degli anni ’30 iniziò la gavetta in piccole orchestre che suonavano nelle numerose sale da ballo dei quartieri di Torino. In quegli anni nei tabarin, nelle balere e nei café chantan impazzava il charleston e i suoi derivati, mentre prendeva piede il repertorio melodico italiano: grazie anche alla neonata Radio facevano furore il Trio Lescano, Natalino Otto (Ohi Marì) e Alberto Rabagliati (Ba, ba, baciami piccina sulla bo, bo, bocca piccolina). Non solo: nel 1932 un appassionato di jazz, Alfredo Antonino (che non suonava alcun strumento), fondò l’Hot Club, sulla falsariga dell’Hot Club de France, che riunì i primi, pochissimi e selezionatissimi entusiasti del jazz: nel 1935 riuscì a scritturare Louis Armstrong per due unici concerti in Italia. Intorno a questo nucleo di entusiasti iniziarono a formarsi alcune band, che, considerate le direttive del Fascio, suonavano brani come “La tristezza di San Luigi (St. Louis Blues) e così via.
Ascoltando una jazz band che si esibiva in un dehor di un locale vicino alla stazione Porta Nuova (che tempi: c’era musica dappertutto, suonata dal vivo e a tutte le ore), Fred conobbe un giovane liceale, Leo Chiosso, che più tardi divenne il suo futuro paroliere e amico per la vita. Fred era già un buon musicista: quando imbracciava il “merluzzo” (il violino) era in grado di swingare alla Grappelli o alla Joe Venuti.
Ma un giorno arrivò la fatidica cartolina rosa, all’inizio della Seconda Guerra Mondiale, e Buscaglione partì per la naja, in Sardegna. Lì riuscì ad organizzare concerti e spettacoli in tutte le caserme dell’isola; quando arrivò la pace e fu smobilitato aveva maturato una notevole esperienza come musicista e direttore: poteva ora cercare di formare una sua orchestra e coronare i suoi sogni.
Formati gli Asternovas iniziò a girare l’Italia e l’Europa, principalmente Svizzera, Germania e Olanda, suonando cover di Ellington, Armstrong, Billie Holiday. In tournée conobbe Fatima, diciottenne contorsionista marocchina, che divenne poi sua moglie e ottima vocalist. Buscaglione suonava violino, tromba e contrabbasso alla grande, pianoforte, un po’ meno la chitarra: nel 1949, a 28 anni, fu classificato dalla rivista Musica Jazz come il secondo violinista hot europeo dopo Grappelli, e così anche negli anni successivi, fino a quando nel 1952 ottenne il primo posto in classifica.
Anche se era costretto a suonare quasi esclusivamente cover, Fred iniziò a proporre i primi brani scritti con Chiosso (Apri le porte Tommaso. Mariagiuana e Ogni notte così), ma l’effetto non fu quello sperato: i ballerini si fermavano infastiditi, aspettando che iniziassero di nuovo le cover per poter riprendere a ballare. Ma Fred ebbe l’idea giusta: offrì una canzone strampalata, Tchumbala-Bey ad un cantante già affermato, Gino Latilla, che la portò in Rai e al successo.
Gli ingredienti del futuro successo, ormai alle porte, di Buscaglione, erano gli Asternovas, polistrumentisti perfettamente affiatati al loro band leader, che affrontavano serenamente le massacranti tournée in giro per l’Italia e l’Europa, e Leo Chiosso, che iniziò a spronare Fred a leggere la narrativa gialla di Damon Runyon, Simenon e Spillane: di qui nacque l’idea di contrapporre alla musica melodica e sdolcinata del tempo canzoni con storie di duri, ispirate ai gangster americani, che parlavano di pupe carrozzate 103, maliarde in lamé, crudeli ma irresistibili: nacque così Che Bambola (Mi trovavo per la strada circa all’una e trentatré / l’altra notte mentre uscivo dal mio solito caffè / quando incontro un bel mammifero modello centotrè) o Che Notte (Che nebbia, che botte /che baci, che cotte / Ragazzi, che notte quella notte !
Il successo così a lungo atteso e pervicacemente inseguito arrivò, e iniziò per due anni una vita ancora più frenetica e massacrante, con locali strapieni, folle osannanti, comparsate alla televisione e in una decina di film, con la sua voce un po’ roca di whisky e sigarette Caporal rigorosamente senza filtro, baffetto alla Clark Gable, completo blu gessato a righe. Successo condiviso con Renato Carosone e Domenico Modugno, mentre uscivano le prime canzoni di Celentano. Proprio durante la lavorazione dell’ultimo film nel quale recitava da protagonista accanto a Totò, l’alba del 3 febbraio 1960, a Roma, si schiantò con la sua Thunderbird rosa shocking contro un camion carico di blocchi di tufo, a 38 anni.
Un libro da leggere, per capire a fondo la personalità di Fred, uomo sincero e leale, la sua simbiosi artistica con Leo Chiosso, le atmosfere di quei anni.
Zeno Vangelista
Suonare col cuore: While my guitar gently weeps 8 Feb 2010, 1:28 am
Ciò che vorrei che non si dimenticasse è che dietro ad ogni musicista c'è un lungo percorso musicale costruito in anni di lavoro, di studio, di scelte e di mille altre componenti e che l'unico modo per capire il loro linguaggio è ascoltare quello che hanno ascoltato loro per ricalcare le orme del loro cammino e le scoperte che farete saranno davvero tante e interessanti. Tornare indietro per andare avanti qualcuno diceva. Sono sicuro che se incontraste Steve Morse sarebbe felicissimo di suonare con voi un po' di bluegrass e altrettanto sicuro che Angus Young non avrebbe voglia di ascoltare qualcuno suonare "Back in Black"... ma sono convinto che se si attacca con qualche "vecchio blues" in due secondi lo si conquista e perchè no un bel brano degli Shadows con Tommy Emmanuel
In questi ultimi dieci anni ho avuto molti incontri davvero inaspettati con grandissimi musicisti ed è sorprendente scoprire che sono persone normalissime, con i limiti, le passioni, le delusioni di tutti noi e che quello che fanno con la musica se lo sono sudato e continuano a suonare e studiare con l'entusiasmo di ragazzini. Sono eterni studenti e cercano continuamente il confronto e lo scambio con altri musicisti.
Qualche giorno fa ho 'postato' nei miei diari questa frase del grande sassofonista Lee Konitz che sintetizza tutto: "We start out playing by ear, learning everything we can, and finally ending up playing by ear again". La musica è davvero un mondo infinito e ricco di impercettibili sfumature, non basta una vita per esplorarlo tutto e non si finise mai d'imparare! Questo non vuol dire che non ci si possa divertire con soli tre accordi, anzi!
Molti di noi, iniziando a suonare in gruppo, si limitano ad suonare delle parti eseguendole spesso in maniera del tutto inconsapevole: copiandole dal disco originale, usando intavolature scaricate da internet, non ascoltando le parti degli altri strumenti, con una ritmica casuale o approssimativa, ecc. Oltretutto, chi inzia a suonare è spesso distratto da una didattica mirata ad uno studio "limitato" alla sola improvvisazione, alle scale, al benedetto su e giù su questo povero manico... la musica lascia spesso il posto a posizioni, numeretti, diteggiature, box... Tutto questo a discapito dell'analisi e della consapevolezza di quello che si sta suonando. E purtroppo ci si dimentica troppo spesso che quando si improvvisa, si arrangia e si suona, consapevolezza e competenza sono necessarie così come in ogni altro campo ed è allo stesso modo importante avere dimestichezza con il linguaggio tecnico-musicale che ci permette di comunicare tra di noi.
Il rischio? Ogni volta che si affronta un nuovo brano è come ricominciare da capo oppure, come mi sento dire spesso: "Suono sempre le stesse cose..." e quindi perdere un sacco di tempo.
Scale: c'è chi le scende e chi le sale... :-) Mi piace definire le scale dei "contenitori" di materiale armonico e melodico dai quali estraiamo e selezionamo suoni, colori e sonorità che organizziamo con l'aiuto della ritmica, della dinamica e del timbro senza dimenticare creatività, esperienza, magia, fortuna e tante altre cose.
Insomma la ricetta è 'semplice' da scrivere ma il risultato è frutto di un lungo lavoro, che non è detto che riesca sempre alla perfezione, ma quando la combinazione in qualche modo funziona... ecco la musica!
Studiare/suonare in maniera consapevole è chiedere/si sempre il perchè di quello che si sta studiando/suonando, non sempre si trova una risposta anzi il più delle volte sorgono altre domande... bene! Un motivo in più per continuare. Suonare è una bellissima esperienza che arricchisce chi lo fa e chi ascolta.
Ma lo studio non basta... è importante ascoltare, leggere, informarsi, cantare, fischiettare, suonare sulla spiaggia, suonare in gruppo, suonare da soli, suonare sui dischi, trascrivere, imitare, suonare per la mamma e per il nonno, andare al cinema, perdersi nei negozi di dischi, sperimentare, affrontare stili e tecniche diverse, imparare mille canzoni, mille progressioni e mille melodie, mangiare la pasta fatta in casa della nonna, analizzare, divertirsi, suonare l'acustica e l'eletrica, essere curiosi e aperti di mente, andare a concerti, incontrare nuove persone, suonare per i tuoi figli, andare su Accordo, ascoltare musica classica, etnica, popolare, suonare le canzoni di Natale, scazzarsi, bersi un bel caffè, uscire con la fidanzata, ascoltare altri strumenti e provare a suonarli, farsi un repertorio e, perchè no, utilizzare le infinite risorse di internet e potrei continuare ancora... quindi, mi correggo: suonare è l'insieme di tante bellissime esperienze (che alle volte possono anche non essere sempre belle) che contribuiscono ognuna a suo modo ad arricchire il nostro bagaglio musicale, chitarristico e, aggiungerei, anche umano.
Ma alla fine di tutto, cosa si suona se non 'canzoni' in tutte le sue forme?
Per una buona parte della musica che suoniamo le canzoni rappresentano il territorio comune sul quale ci muoviamo.
Canzoni, canzoni e canzoni... melodie, melodie e melodie... come vuoi tu e dove vuoi tu!
Io credo che proprio questa sia la chiave magica che apre ogni porta.
Suonando melodie impari le scale, impari a muoverti sugli accordi, impari... e ti diverti! E poi... poi non basta una vita se vuoi approfondire!
E, a questo proposito, le canzoni di Beatles sono davvero una fonte inesauribile di studio...
Accidenti, mi sto dilungando... che ore sono!?
Spero di non avervi annoiato... :-/
Torniamo al nostro brano!
La bellissima e intrigante "While My Guitar Gently Weeps", scritta da George Harrison e contenuta nello storico "White Album" dei Beatles, è uno dei tanti gioielli del mitico Quartetto.
Suonare un brano inserendo la melodia negli accordi, per chi non lo fa abitualmente, può non essere semplice.
Quello che vi propongo non è un vero e proprio arrangiamento ma una sorta di esercizio che potete suonare, studiare, completare, approfondire, variare, ecc.
Nel pdf troverete la strofa (in La minore) e il ritornello (in La maggiore) di "While My Guitar Gently Weeps".

Gli accordi sono molto "semplici", ma non per questo facili da suonare...
Qualche consiglio:
1. Suonate il tema originale sulla chitarra e cantatelo accompagnadovi con gli accordi prima di leggere l'esercizio.
2. Attenzione a far risuonare tutte le note il più a lungo possibile ("let ring" significa proprio questo: lasciar suonare). La scrittura sul pentagramma è molto semplice proprio per dare a tutti la possibilità di leggerla aiutandosi con l'intavolatura. Se leggete solo l'intavolatura ricordatevi che i numeri in realtà sono delle note!
3. Le pennate sono tutte alternate. Alle battute 5 e 13 non è semplice mantenere le pennate alternate perciò nel pdf troverete un suggerimento per un'altra soluzione. Potete provare a suonarlo anche con le dita.
4. L'ultima nota di ogni battuta deve continuare a suonare anche nella buttuta sucessiva: se questa nota si interrompe si perde la continuità e il senso dell'esercizio.
5. Cercate le note della melodia e fatela "cantare": attenzione, quindi, alle dinamiche.
6. La diteggiatura è molto importante, vi permetterà di suonare al meglio l'esercizio.
7. Pollice della mano sinistra: utilissimo nelle battute 4, 12 e 19!!! Prestate attenzione alla posizione del F#m7 perchè è un po' particolare ...ma molto utile.
8. Una volta sicura l'esecuzione, provate a proporre vostre variazioni, spostate le note della melodia, abbellitela con legature, glissati, inserite un'introduzione e un finale, cambiate i voicing, ecc.
9. Suonatelo sia con l'acustica che con l'elettrica, magari con un pizzico di tremolo :-)
A presto e buona musica!
Davide
Novità MXR al Winter Namm 2010 7 Feb 2010, 2:14 am

Il MXR Custom Comp è costruito con i migliori componenti disponibili e progettato con un mix tra classica e moderna tecnologia di compressione. Al centro del pedale si trova la leggendaria CA3080 un circuito integrato che garantisce una maggiore gamma dinamica, una maggiore trasparenza e un funzionamento più silenzioso. Inoltre, il team di progettazione MXR Custom Shop include il RF come componente per la soppressione dei rumori, per un funzionamento privo di interferenze e un controllo interno, Attack, che permette la messa a punto della velocità di attacco iniziale della nota. Combinato con un TPDT (Triple Polo Double Throw) switch per il true bypass e una struttura robusta , la MXR Custom Comp fornirà anni di elevate prestazioni dal vivo e in studio.

IIl ’75 Vintage Phase 45 reissue del MXR Custom Shop riproduce alcune caratteristiche del fratello Phase 90 ma con delle specifiche differenti. Il ’75 Vintage Phase 45 è caratterizzato dalla voce di due fasi di eliminazione, in cui la fase di 45 gradi offre un sound più sottile e musicale attraverso l’ abbinamento di FETs e il circuito cablato a mano. Autentici componenti di prima scelta come l’ interruttore Carling, pot CTS e il jack Switchcraft. Puoi scolpire al meglio il phasing sound con l'edizione limitata-'75 Vintage Phase 45.

Con il nuovo Volume Pedale Dunlop è possibile controllare i livelli di volume con precisione assoluta. Il Volume Pedal Dunlop dispone di un brevetto in Steel Band Drive, che crea un “ambiente a basso attrito”, senza meccanismi con corde o ingranaggi - che consente di realizzare un cambio di volume graduale in un unico movimento fluido, senza la paura di sbalzi improvvisi di segnale o mancanza di linearità nel controllo. Con tensione completamente regolabile e componenti di alta qualità a basso rumore elettronico, il suono è più pulito e trasparente . Alloggiato in un telaio leggero ma resistente in alluminio, il pedale dispone di un “rocker tension” per regolare la “durezza d’ azione” del pedale che è leggermente curvo per l'ergonomia, con un aggressivo “antiscivolo”, stile battistrada, che tiene il piede ben saldo. Grande funzionalità, senza problemi di prestazioni e con il massimo rispetto della trasparenza del segnale, fanno del Volume Pedal Dunlop la scelta ideale per ogni musicista.

Jerry Cantrell è uno dei chitarristi più influenti a venire fuori dalla scena rock di Seattle. I suoi riff e il sound sono stati la forza trainante di Alice in Chains dalla fine degli anni '80. La sua malinconia wah-melodie intrise di classici moderni come "Man in the Box" e "The Rooster" lasciato un segno indelebile su una generazione di chitarristi. Jerry preferisce dei wah-wahs con una più ampia risposta sulle frequenze basse e Dunlop ha minuziosamente replicato questo sound “imbronciato” per creare il JC95 Jerry Cantrell Signature Crybaby Wah. La robusta manopola laterale permette di regolare la risposta sulle frequenze basse quando si chiude verso il basso il pedale in modo da ottimizzare il suono punchy-down. La finitura antica e ossidata del bronzo restituisce a questo pedale tutto lo stile e l’ importanza del sound di Alice in Chains.

Il Bass Envelope Filter offre il classico e analogico envelope filter sounds in un compatto pedale progettato specificamente per i bassisti facile da usare. Separa i controlli Effetto e Dry per consentire il perfetto mix dei segnali effettati e diretti. La gamma dei toni filtrati è molto vasta e può essere modellata con la decadenza(Decay) e il controllo Q aggiunti ad e una semplice rotazione della manopola di sensibilità(Sens) in grado di adattare il pedale al tocco del bassista. Il circuito di alimentazione del Bass Envelope Filter è stato progettato per resistere agli sbalzi di tensione e alle accidentali inversioni di polarità, inoltre il true-bypass conserva il tono in modalità di bypass. E 'tutto confezionato in un robusto e leggero telaio di alluminio dalle dimensioni simili al Phase 90 per garantire il minor ingombro possibile nelle pedaliere ed essere facilmente trasportabile.

Il MXR Micro Chorus, con il suo funzionamento semplice e il tono analogico, si unisce ai classici MXR Phase 90, Dyna Comp e Micro Amp. Questo 80’ reissue offre una gamma straordinaria di timbriche di chorus, agendo semplicemente sull’ unico controllo RATE che determina la velocità di rotazione dell’ effetto. Il Micro Chorus è stato progettato con dei sistemi tradizionali di tecnologia rispettando “la vecchia scuola “ di pensiero dei grandi pedali analogici per caldi e corposi. La funzionalità true bypass garantisce la massima trasparenza del segnale della chitarra quando il pedale è spento. L’ affidabilità di questo pedale in hardware e componenti sono racchiusi in uno spazio delle dimensioni al Phase 90 box.

Il Micro Flanger MXR è stato ideato sulla base dei suoni del MXR M117 Flanger; caratteristiche simili per suono e controlli al suo fratello maggiore, ma più piccolo e più conveniente nelle dimensioni. Originariamente prodotto negli anni 80, questa ricreazione fedele ha le stesse caratteristiche in due controlli: una manopola RATE per controllare la velocità dei cicli del flanger e una manopola REGEN per gestire la rigenerazione della modulazione. Fedele alla tecnologia analogica del passato per garantire un tono caldo e corposo. Il Flanger Micro è stato aggiornato con un interruttore true bypass in modo da non perdere segnale della chitarra durante il bypass. Le timbriche del MXR Micro Flanger vanno dal jet che decolla fino ad effetti di tipo spazio esterno.

L'Aqua-Puss MkII sta facendo il suo ritorno trionfale, pronto a fare il “bagno” in un mondo assetato di delay!. Una torsione della manopola Delay ti porta da uno stretto 20ms di ritardo a un 300ms cavernoso. Il controllo di feedback regola la durata e l'intensità di ritardo. Ma attenzione. Impostazioni estreme possono inviare il Aqua-Puss MkII in auto-oscillante psico-freak-out mode! Nel frattempo la manopola Blend consente di impostare un equilibrio tra il suono diretto e i suoni ricchi di delay effect. L'Aqua-Puss MkII offre tutto il mistero inquietante del vintage delay analogico e basato sull’ eco a nastro , con nessuno dei problemi di rumori e “attrezzi scricchiolanti” del passato!

Il nuovo MXR Black Label Chorus è l'arma segreta di Zakk per addensare il suo muro di distorsione e aggiungere la dimensione del chorus durante i passaggi puliti. Al centro del Black Label Chorus c’è la tecnologia bucket brigade circuitry che è l'unico modo per ottenere la timbrica davvero ricca e calda del chorus analogico. I suoi toni in stile vintage sono composti da un filtro per la risposta sulle frequenze basse e uno sulle frequenze alte del chorus, un livello generale, la velocità dell’ effetto e la profondità. Per il massimo in termini di chorus, collegare due amplificatori tramite le due uscite per una diffusione ampia e radicale della stereofonia. Come tutti i pedali MXR, i Black Label Chorus viene fornito in uno chassis pesante e durevoli interruttori per una vita on the road!
Hard-Wire TL-2 Metal Distortion, metallo docile 6 Feb 2010, 3:10 am

Il Natale come si sa. porta spesso acute crisi di GAS, dovute ai regali e alle mance che si ricevono da amici e parenti, anche quest’anno infatti puntuale come un orologio sguizzero la mia crisi è arrivata! Quando la vigilia mi ritrovai tra le mani quel buono da 150 euro da spendere nel mio negozio di fiducia (dal quale di questo passo farò anche la lista nozze!) notai che il Metal Muff iniziò a tremare... Non sapevo ancora perché, lui invece si. Eccome! Zompettando tra una vetrina e l’altra infatti notai un pedale dall’aspetto interessante, nero opaco, cattivo, con le manopole cromate un mega led e un nome interessante: TL-2 Metal Distortion, della Digitech Hardwire. Da tempo quel diavolo del negoziante mi tentava: “Prova gli Hardwire, uno qualsiasi….” sibilante come il biblico serpente, ma fino a natale non avevo ceduto, ma si sa il buono regalo fa il chitarrista GASato! Estraggo dalla pedalboard il Metal Muff, lo piazzo di fianco al Metal Distortion, collego il tutto e inizio la prova. Tempo 10 minuti e l’Electro Harmonix era già un lontano vecchio ricordo! Veniamo al pedale in questione.
Aperta la scatola ci sono subito delle piacevoli sorprese in dotazione con il pedale ci sono delle chicche niente male. Prima di tutto il velcro per collegarlo alla pedalboard, sagomato sulla forma del pedale, “molto interessante” mi dico, ma non finisce qui! Vi è infatti un utilissimo “Stomp Lock” ovvero un gommino sagomato da infilzare sulle manopole che fa sì che il set up impostato non vada magicamente perso richiudendo la pedalboard! “Sempre meglio” dico, ma ecco il colpo di grazia! Sembra proprio che alla Digitech conoscano il chitarrista tamarro che è in me e infatti “dulcis in fundo” ecco apparire uno stupendo adesivo fosforescente da posizionare proprio sopra all’interruttore di accensione che così al buio si illumina! Decisamente tamarro e decisamente adatto a me! Da notare inoltre la batteria già bella e pronta dentro l'apposito vano.
La struttura del pedale è molto robusta interamente in alluminio, dipinta di nero opaco molto più che azzeccata, per non parlare del mega led che segnala l’accensione, quando il pedale è “innescato” (perché di bomba si parla!) bisogna stare attenti a non accecarsi! Veniamo ora all'aspetto tecnico, che è quello che più ci interessa, dopo il suono ovviamente! Una miriade di controlli. Partendo dai classici Level e Gain che regolano appunto il livello di uscita e l’ammontare della distorsione si passa a un equalizzatore molto interessante, con alti medi e bassi, su doppie manopole (tutte realizzate in metallo tra l’altro). La cosa interessante è che si può scegliere con un controllo quale frequenza tagliare o aumentare con la manopola dei medi! Per finire c'è un selettore che permette di scegliere tra due modalità di distorsione Tight e Loose, una con più acuti e armonici e una più grossa e con più medi.
Basta con le ciance e passiamo al suono! Questo pedale è semplicemente fantastico, per un semplice motivo: non è solo ed esclusivamente un super mega distorsore per suonare metallo pesante, ma un versatilissimo pedale capace di andare da una bella distorsione Hard Rock fino ai suoni più dark metal “rompo i vetri ai vicini” che possiate immaginare!
Un pedale eccessivamente metal effettivamente potrebbe risultare inutile in pedaliera, ma questo non è il caso! Il TL-2 infatti può essere usato per ogni genere. Con la distorsione al minimo regala un suono molto hard-rock, stile AC/DC (scusate ma sulla tastiera il fulminetto non è presente!), che diventa un corposo distorto se accoppiato a un overdrive con gain basso e volume alto, perfetto per i soli. Aumentando il gain la minestra cambia, il timbro diventa sempre più cattivo, i power chord diventano rabbiosi e graffianti e i riff dei Metallica si sprecano, mentre la manopola continua il suo inarrestabile cammino si arrivano a toccare tutti i gruppi metal dagli anni 80 ad oggi, Panthera inclusi!
Ma la versatilità non finisce qui. Ricordate infatti l'equalizzatore e lo switch? Ebbene si, cominciando a giocare con i controlli i suoni sono pressoché infiniti!
Iniziamo descrivendo le due modalità Tight e loose. Tra le due cambia in pratica l'equalizzazione. La prima infatti è molto carica di medi, ma con molti armonici e acuti. In questa modalità risulta di una semplicità imbarazzante far innescare l'amplificatore! La seconda modalità, denominata appunto loose, è invece più adatta all'accompagnamento. L'equalizzazione infatti è molto più spinta sui bassi e medi, si perdono molti acuti, però il suono si ingrossa oltre ogni limite, regalando riff veramente ruggenti.
L'equalizzazione delle due modalità però può essere fortemente personalizzata utilizzando semplicemente le quattro manopole dell'equalizzatore. Bassi, alti e medi, con la possibilità di scegliere su quale frequenza far intervenire la manopola dei medi. Cosa chiedere di più? Questi controlli sono estremamente sensibili e variano di molto il suono, permettendoci così di rendere più nostro possibile il suono del TL-2.
Per finire... PRO:
- Versatilità estrema
- Chassis robusto, ben realizzato
- Dotazione completissima
CONTRO
- Dimensioni, è un po' ingombrante rispetto ai normali pedali
- il velcro in dotazione ha una colla un po' debole
Non mi resta che dirvi di provarlo! Merita davvero!
PS: sono impossibilitato ora a realizzare un video, quindi per darvi un idea ve ne posto due già fatti, ma purtroppo non rende l'idea della versatilità.
Gibson Sammy Hagar Red Rocker Les Paul 6 Feb 2010, 1:31 am

Body
Top: Maple
Back: Mahogany
Binding: Antique
Body Type: Traditional Weight Relief
Adhesive: Franklin Titebond 50

Headstock
Inlay: Mother of Pearl
Logo: Gibson logo with White Silkscreen Chickenfoot Logo
Truss Rod Cover: B/W Bell with Hot Stamped Red Rocker Logo

Pickups
Neck Position: '57 Classic
Bridge Position: Burstbucker 3
Magnet Material: '57 Classic: Alnico 2
Bursbucker 3: Alnico 2

Neck
Species: Mahogany
Profile: Rounded
Truss Rod: Standard
Joint Angle: 5° (+/- 15 seconds)
Adhesive: Franklin Titebond 50

Neck Fit
Joint: Mortise & Tenon
Adhesive: Franklin Titebond 50
Joint Angle Tolerance: +/- .005"

Tuners
Model: Tone Pro Kluson
Plating: Nickel
Tuning Ratio: 16:1

Electronics
Potentiometers: 2 Volume Controls, 2 Tone Controls
Type: 300k Linear Audio Taper Volume, 500k Non-linear Tone
Coil Wiring: Machine Wound
Toggle Switch: Three-way with Cream Plastic Tip
Output Jack: Traditional 1/4"

Bridge
Type: Tune-o-matic
Material: Zamak
Plating: Chrome

Ecco qui Sammy Hagar nel 1985 in una spledida cover accompagnato dal mitico Eddie Van Halen.
Ma vediamo ora questa strepitosa formazione in alcuni dei suoi video.
Qui dal vivo nello show “Jimmy Kimmel Live!” il 5 Novembre 2009.
Eccoli in un momento di… cazzeggio. Si ma, con classe :))
Il prezzo di questa chitarra comprensivo di custodia rigida? “Solo” $3894…
Novità Vox al Namm 2010 5 Feb 2010, 6:52 am

CUSTOM CLASSIC: rinnovata la linea storica della VOX, con un'importantissima modifica che farà felici molti utenti: i nuovi AC15C1 e AC30C2 montano coni Celestion Greenback, un valore aggiunto non indifferente, senza alcun sovraprezzo. Oltre ai suddetti modelli, completa la linea la versione con coni Blue AlNico denominata AC30C2X.
VALVE REACTOR SERIES: una nuova linea per coloro che amano il look tradizionale VOX, ma vogliono una versione più accessibile degli ampli valvolari. Si tratta di 2 modelli, AC15VR e AC30VR con lo stesso look della serie Custom Classic e caratterizzati dalla tecnologia Valve Reactor. Un'eccellente altrenativa ai modelli valvolari.
AGA70: il nuovo fantastico combo per chitarra acustica delle VOX. Look unico, 2 canali, 1 con pre-valvolare, ingresso chitarra e microfono. Dimensioni contenute e grande sound, per un combo che farà la gioia di tutti i chitarristi acustici.
PATHFINDER 10B: un piccolo combo 10Watt per basso entra nella serie Pathfinder, con il look tradizionale VOX ed un eccezionale rapporto qualità/prezzo. Il combo ideale per esercitarsi o suonare a casa.
AMPLUG CABINET: ancora una novità geniale va ad arricchire la linea Amplug. Si tratta di un mini-cabinet che può essere usato con ognuno dei modelli Amplug per costruire il proprio incredibile mini-stack.
Migliora le tue ritmiche con Paolo Pilo (e SRV) 5 Feb 2010, 6:09 am

NB: per un problema tecnico (un cavo di prolunga difettoso) abbiamo dovuto ripiegare sul microfono integrato della videocamera, quindi il sonoro risulta un po' riverberato. Ci scusiamo con i lettori e con Paolo, ma proponiamo comunque il video perché non viene in alcun modo pregiudicata la comprensibilità del contenuto.
Brown Phase, il made in Italy di BurnFx 5 Feb 2010, 4:08 am

Prima di tutto vorrei spendere due parole sulla professionalità e la disponibilità di Dado. Infatti, oltre alle consulenze e i vari consigli, mi ha tenuto aggiornato in ogni fase della realizzazione. Passiamo ora al pedale. Esteticamente si presenta nella classica scatola hammond in alluminio pressofuso, con una grafica marrone. I controlli sono rate e depht. Abbiamo inoltre uno switch a due posizioni. Led blu. Alimentazione a 9 volt.
Il suono. Diciamo subito che si ispira al Ross phaser degli anni 70. Il bello però e che non presenta gli stessi difetti di suoi amici tipo mxr e simili. Il più eclatante di questi altri phaser è a mio parere la botta di volume che ti danno. Certi, sembravano quasi dei boost. Una cosa che mi demotivava parecchio. Poi arriva il Brown.
Le modifiche principali sono state in sintesi:
1. cambio dela sezione di ingresso ed uscita per adattare le impedenze alle esigenze attuali di pedali, chitarre ed amplificatori infatti si sposa bene con gli altri piccoli nella pedalboard e su ogni chitarra;
2. esasperato l'effetto "depth". Con questo al massimo si arriva sino ad effetti tipo “univibe”
3. sostituito i tre integrati di oscillazzione con modelli più recenti in modo che l'andamento del phasing sia piu pulito e preciso.
4. inserito il mini-switch per spostare la zona di phasing
Per altre informazioni più tecniche chiedete a lui, anche perché ci sono state ulteriori modifiche di base; io mi fermo qui.
Diciamo che giocando con le regolazioni esce fuori un suono dolce, mai invadente (cosa per me fondamentale), caldo a tratti affascinante, avvolgente. Non ve lo so spiegare, ma mi da delle belle sensazioni. Il funky esce fuori che una bellezza. Le altre ritmiche anche con drive spinti, prendono vita. Si può anche esagerare. Ricordo che si possono avere anche delle regolazioni estreme; spaziali. Inoltre il già citato switch ci permette di spostare la zona di phasing dalle frequenze medio basse a quelle alte. Questa cosa è molto interessante infatti molti phaser mangiano troppe frequenze. La soluzione è questa: decidere il punto dove intervenire a seconda delle esigenze, del gusto e della strumentazione. Sui distorti non impasta ma genera quel riempimento piacevole e caldo. Infine da notare che risponde perfettamente alla dinamica data dal tocco, a differenza di altri phaser che inspiegabilmente creavano compressione. I rumori di fondo sono inesistenti. Sono stato davvero sorpreso credetemi.
Musica e biliardo... e il bello della vita! 5 Feb 2010, 2:50 am

Buona Vita a Tutti!
E dopo questa parentesi filosofica tutti a giocare a biliardo... e sono sicuro che molti di voi stanno già correndo!!!
Solo io e Napoleone conosciamo questo circolo.
La Vintage V6 Icon 4 Feb 2010, 1:58 am

Personalmente, adoro la sottile vernice matte della serie Icon, così come la adoro nelle Highway e al contrario mi stanno poco simpatiche le 3 dita di poliestere sulle Standard (sia Mexico, sia USA). Non è scientificamente provato che quelle vernici “soffochino” il legno, e nemmeno che vernici di tipo diverso non lo soffochino, ma ho sempre avuto quell'impressione.
Il lavoro di “reliccaggio” è... discutibile. Certo, non avevo alcuna pretesa a riguardo, ma sarebbe stato più sensato applicare solo la finitura matte piuttosto che sverniciare un po' il body sui bordi, e poi addirittura dare una mano di arancione sulle sverniciature per far credere che il corpo sia ontano e non pioppo. Qualcuno si è anche accanito a fare tanti piccoli taglietti sulla sommità della paletta, un po' troppo profondi per essere realistici...
Altri difetti nella costruzione e nelle finiture sono la giuntura corpo-manico veramente spigolosa e i fret un po' taglienti sul bordo della tastiera; sistemerò entrambe le cose carteggiando. Tanto è relic, no? :)
L'hardware è tutto rigorosamente di marca, cosa molto positiva. Pickup wilkinson single coil (gli stessi che vengono montati sui battipenna preconfezionati da Wilkinson stessa), ponte a 6 viti con sellette vintage, meccaniche “EZ-Lok” ovvero le autobloccanti dei poveri.
Una volta “contemplato” lo strumento, ho spacchettato una muta di corde D'Addario 0.10 e mi sono messo al lavoro. Il settaggio di fabbrica era pessimo, purtroppo anche qui il controllo qualità di Vintage mi delude un po'; le 0.09 montate erano appiccicate ai tasti, con conseguente effetto “friggitrice” su ogni tasto e su ogni corda; credo che il truss-rod fosse anche troppo teso per corde così leggere.
Montare le corde non è stato facilissimo, per via delle meccaniche: queste EZ-Lok hanno 2 fori perpendicolari, uno sopra l'altro, e la corda va messa prima in quello inferiore e poi, in senso inverso, in quello superiore. Infilare la corda nuova è facile, sfilare quella vecchia quasi impossibile a mani nude (le pinzette da sopracciglia aiutano). Una volta montate le 0.10, giusto una mezz'oretta dopo il manico si era adattato alla nuova scalatura e ho potuto regolare le sellette in maniera umana. I pickup erano messi a caso, ma quello non è stato certo un problema.
“Let's plug it in!” ...non ancora; prima è il caso di farle fare un “giro” da spenta, come insegnano gli intenditori di stratocaster. Non avendo altre strat in casa, ho potuto confrontarla solo con la mia Tom Anderson, e rispetto a questa la Vintage ha un suono più nasale, ma il volume è pressoché identico. Alcuni dicono di “bussare” su ogni parte del corpo per verificare la bontà del legno... ho anche bussato, mi sembrava che il legno bussasse bene, ma non ho mai sentito una chitarra che bussasse male. ;)
Ora però facciamo sul serio: colleghiamo la chitarra a GR4 (è quello che passa il convento) e vediamo se sa cantare.
Questa bimba canta, e alla grande. Ha un suono molto personale, ricorda davvero le stratocaster “antiche” un po' più sporche e calde di quelle attuali; tutte le posizioni sono molto brillanti, e nel se si vuole un crunch pesante bisogna chiudere un po' i pot del tono.
Voglio soffermarmi proprio su quest'ultimo aspetto: la circuiteria sembra di buona qualità, e non richiede grandi modifiche. Lo switch fa il suo lavoro ed è molto silenzioso; il pot del volume scurisce un po' il suono quando lo si chiude, ma credo sia inevitabile e infatti sono già alla ricerca di una “treble bleed mod” efficace. I due pot del tono sono già assegnati rispettivamente al manico+medio e al ponte, e fanno il loro lavoro in maniera egregia. Il pickup al ponte è molto brillante con il tono a 10, a 7 si comporta come un single coil caldo, a 4 quasi come un humbucker con l'output molto basso. Per questo motivo credo che non lo sostituirò mai con un mini-HB.
L'accordatura resiste in maniera impeccabile, anche ai bending più aggressivi in stile Gilmour; purtroppo non posso ancora provarla col vibrato, perché i signori di dv247 si sono incautamente dimenticati di spedirmi anche la leva, ma mi aspetto che anche il test “Dimebag Darrell con il ponte stratocaster” dia esito positivo.
Conclusioni random. Bene, posso dire che la Vintage in questione è un ottimo strumento; volendola valutare sul piano della qualità sonora pura, non ha rivali e basta. Suona molto meglio delle Yamaha Pacifica e Cort che siamo abituati a vedere a quel prezzo. Purtroppo, queste ultime vincono a mani basse in aspetti magari graditi ai principianti o a musicisti di gusti diversi: hanno un suono più impersonale ma più versatile (complice l'humbucker al ponte), e soprattutto non hanno bisogno di tutte quelle attenzioni che ho elencato all'inizio, perché in genere escono dalla fabbrica con finiture più curate e un settaggio accettabile.
La Vintage invece ha bisogno di un proprietario capace di settarla, regolarla e “accudirla”: questo aspetto fa di lei una chitarra vicina alla perfezione per i chitarristi esperti o smanettoni che cercano un backup per le serate, o un'ascia da “customizzare” sperimentando con le regolazioni, i pickup, le scalature di corde etc.
Mi rendo conto che un solo giorno, per emettere un verdetto definitivo su uno strumento, è troppo poco. Riporterò qualunque altra impressione nei prossimi giorni, dovessi scoprire dei nuovi pregi (o difetti).
Workshop: La chitarra e il Blues con Davide Facchini 4 Feb 2010, 1:17 am

E proprio nel Blues la chitarra e i chitarristi hanno sempre ricoperto un ruolo fondamentale!
Ecco, perciò, la proposta di un “viaggio” nel mondo della chitarra acustica e elettrica che può essere una buona occasione per scoprire o approfondire uno strumento, le tecniche, gli stili, i repertori ed i principali musicisti di riferimento.
Il seminario si terrà presso "La Stazione della Musica" - Besnate (Va) dalle ore 15.00 alle ore 18.30
Costo di partecipazione €35 (prenotazione obbligatoria)
Per informazioni, prenotazioni e contatti:
Davide Facchini
Tel. 338.3822284 - info@anitadavideduo.com
http://www.anitadavideduo.com/it/news/index.html
http://www.myspace.com/davidefacchini
“La Stazione della Musica”
Via Roma 43 - Besnate (VA)
Tel. 339.6389043 -
http://www.myspace.com/lastazionedellamusica
Epiphone Slash Gold Top Ltd 3 Feb 2010, 1:47 pm

Premetto: a me è stata regalata e direi che già questo basta e avanza per far felice qualsiasi persona! La chitarra, “III edizione” (per quanto riguarda casa Epiphone) col nome del mitico chitarrista dei GnR dopo la LP Studio Snakepit e la LP Standard tobacco sunburst, si presenta con le seguenti caratteristiche:
-corpo in mogano
-top in acero
-manico in mogano incollato (Long Tenon) con profilo rounded secondo le indicazioni di Slash (molto simile al ’60)
-tastiera in palissandro da 22 tasti “medium jumbo”
-intarsi tastiera a "trapezio"
-2 pickup Seymour Duncan Alnico Pro II : al manico il Pro II-N, al ponte il Pro II-B
-hardware cromato
-ponte Tune-o-matic con stopbar
-peso 3,7 kg
La chitarra è corredata di un astuccio rigido nero marchiato Epiphone con la firma “Slash” in oro, certificato d’autenticità firmato a mano (la mia è la num.1009 di 2000),cartolina coi facciotti del suddetto chitarrista, tracolla borchiata, set plettri “autografati”.
Costruita nella fabbrica di Qingdao in China, è ritenuta dalla casa madre una delle migliori realizzazioni mai eseguite soprattutto a livello di processo costruttivo, il quale ricalca il più possibile quello delle sorellone Gibson (addirittura Epiphone dice che ci vogliono 9 giorni per avere la chitarra finita e rifinita).
Le finiture sono veramente ben fatte, il top ha una vernice stesa molto bene con 3 mani: la prima base di nero e due di “metallic gold”, intervallate da 4 passate di vernice sottile lucida poliuretanica e si presenta perfettamente brillante con stupendo effetto sparkle tipico delle migliori gold top.
Il binding non presenta sbavature,le meccaniche, di un bel color nikel, permettono di tenere bene l’accordatura anche abusando dei bendino e nel complesso la chitarra risulta già ben settata, inoltre rispetto alla sorellona Gibson riporta applicato il battipenna bianco che però è di facile smontaggio (i due buchi per le viti sono cosi piccoli che non si vedono nemmeno se lo staccate)
Ad un primo contatto ci si rende facilmente conto di avere a che fare con uno strumento massiccio e ben bilanciato, aiutato sicuramente anche dall’attacco manico/corpo “lungo” tipo long tenon ma senza per questo raggiungere i 4kg che in media segnano le “buone” Lp.

Il manico è veramente molto scorrevole, oltre che molto bello di quel colore marron che sembra invecchiato grazie a dei lampi più giallastri e riporta nel retro della paletta il logo “limited edition” stampato, inoltre è abbastanza sottile e quindi facilità l’utilizzo di chi, come me, ha le mani abbastanza piccole.
Ovviamente la peculiarità di questo oggetto è l’avere come primo equipaggiamento i Seymour Duncan Alnico Pro II, pick up che sicuramente non tutti i chitarristi apprezzeranno soprattutto per il fatto di spingere talmente tanto sui medi da diventare a volte addirittura un poco fastidiosi, tuttavia regalano un suono tondo esaltando il sustain e le qualità hard rock dello strumento, permettendo di passare da crunch decisi a distorti molto saturi pur lasciando la possibilità di vantarsi di ottimi puliti (un poco meno scuri dei ’57 classic di casa Gibson per intenderci) ed un possente volume di uscita.
Una piccolezza in negativo : peccato che la tracolla compresa nel pack, di buona pelle e tutta ricoperta di borchie (pesa una follia!),non abbia già gli strap-lock!

Pulizie di primavera 3 Feb 2010, 12:59 pm

Bene amici di Guitar-Attack! Siamo pronti per iniziare, vediamo subito cosa ci serve! Andate in cucina e prendete un rotolo di carta assorbente, meglio conosciuta come scottex, fatto? Bene! Ok ok smetterò di essere Muciaccia e tornerò serio!
Oltre allo scottex vi serviranno due panni morbidi, io per comodità uso delle calze vecchie, del nastro adesivo di carta, e un panno soffice (che di solito è in dotazione con il polish). Come prodotti invece per la pulizia vera e propria serviranno un flacone di Sidol, un prodotto che serve a rimuovere l'ossido dai metalli e del polish per chitarra, una marca qualsiasi va bene.
Prima di tutto bisogna rimuovere le corde, (ebbene si, vi sfido se no a pulire la tastiera! Eheh). Una volta che la tastiera è bella nuda bisogna iniziare a togliere il grosso dello sporco con un foglio di scottex. La schifezza verdina che si forma dall'impasto di sudore sali minerali polvere e cellule morte man mano che strofinate verrà via. Per questa operazione si può anche utilizzare una paglietta metallica molto sottile, ma molto molto sottile. Attenzione però se avete la tastiera in acero verniciato è meglio usare la carta piuttosto che la paglietta, ed essere molto delicati.
Rimosso quello che dalle mie parti definiscono “crocco” possiamo passare a lucidare i tasti. Adoro questa operazione poiché li rende belli brillanti, conferendo alla chitarra l'aria da “guardami sono appena uscita dal negozio”! Prima di tutto staccate due pezzi di scotch lunghi abbastanza da coprire un tasto, posizionateli successivamente su due tasti (ovviamente vicini) come in foto, prendete una calza e il Sidol e date una sonora grattata! Non preoccupatevi se all'inizio vi sembrerà tutto opaco, dovete infatti passare il tasto con dello scottex pulito, per lucidarlo e togliere i residui di prodotto. Come avrete di certo intuito lo scotch serve a prevenire le colate di antiossidante sulla tastiera, consiglio vivamente una volta che lo avete rimosso di pulire subito gli eventuali schizzi di prodotto, in modo da prevenire ogni possibile danno!

Lucidati tutti i tasti pulite nuovamente la tastiera con della carta, in modo da dare una definitiva lucidata, se la tastiera è in palissandro potete anche passarla con un panno intriso di olio di oliva per nutrire il legno, e ringiovanirlo un po'.
Mentre la tastiera si bea della sua lucentezza, dedichiamoci al corpo!
É inutile pulire la cassa prima di aver rimontato le corde, le vostre unte mani nel rimontarle lo sporcherebbero di nuovo (dico vostre per intendere anche le mie, mica vi do degli zozzoni!), è utile però dedicarsi a quella parte di chitarra che di solito a causa delle corde che ostruiscono il passaggio si riempie di polvere, quindi armatevi del panno soffice e del polish, spruzzatelo (sul panno e non sulla chitarra mi raccomando) e pulite tutto quello che vedete ricoperto da candida neve (date un occhiata alla paletta, anche li si annidano i nemici della placca!).
Ora che anche il corpo suppur in parte risplende di luce propria come la tastiera sua amica rimontate le corde, suonicchiate un po' finchè non si assestano e infine imbracciate di nuovo il polish, il panno e completate la pulizia. Come prima spruzzate il panno con il prodotto, e lucidate l'intero corpo, Passate infine la vostra bimba con la parte asciutta del panno o meglio con uno nuovo o lavato con perlana (non fa differenza) lucidando così definitivamente tutta la vostra ascia!
NB: la pulizia può essere anche un ottimo momento per stringere quella vite che non vi ricordate mai di avvitare, o il jack un po' dissaldato o quant'altro!
Queste semplici operazioni faranno si che le vostre chitarre siano sempre belle pulite! Personalmente non sopporto di vedere chitarre sporche e mal curate. Con questi pochi passaggi saranno sempre come nuove e si conserveranno meglio, ma soprattutto verranno meglio in foto!
Nathan Watts riceve l'International Bassist Award 3 Feb 2010, 10:39 am

Fra i grandi nomi con cui ha collaborato troviamo Paul McCartney, Micheal Jackson, The Pointer Sisters, Jeffrey Osborne, giusto per nominarne alcuni, e dal 1974 è al fianco di Stevie Wonder che ha partecipato all’evento presentando Watts e raccontandone i 36 anni di carriera insieme: “Nate Watts non è solo il mio bassista, è il bassista del mondo”. L’evento è stato chiuso da una performance di “I wish” con band al completo.
L’intera comunità musicale bassistica (Byron Miller, Freddie Washington, J.D. DeServio, Marcus Miller, Stu Hamm, Victor Wooten) rende tributo ad un conosciuto e amato professionista, lo stesso Wooten dice: “Non si contano le numerose collaborazioni in cui Nate ha suonato, ma tutti sanno quanto importanti sono!”.
Il presidente della Samson, Scott Goodman, intervenuto alla manifestazione ha evidenziato come Watts rappresenti oggi l’essenza dell’ International Bassist Award. “Nate ha influenzato e ispirato generazioni di bassisti e musicisti di tutto il mondo, donando vita eterna alla musica e devozione alla bass community. Per queste ragioni e per la splendida persona che egli è, siamo felici di rendergli il giusto onore con questo premio”.
Nathan Watts ha concluso la manifestazione dicendo: “ricevere questo premio mi regala immensa gioia e piacere. Questa serata è stato uno dei momenti più importanti e speciali della mia vita. Grazie a tutti per essere venuti a festeggiare con me”.
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